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PINO PUGLISI

A volte scegliere di ispirarsi a qualcuno riesce molto difficile. Nel nostro caso è stato diverso, legarsi alla figura di padre Pino Puglisi è venuto a noi in modo assai naturale e spontaneo, perché, tra le molte, ci è sembrata la figura più straordinariamente “normale”: un esempio concreto di solidarietà umana, cui ispirare le iniziative del gruppo, credibile anche per i non credenti, . Il carisma di educatore, il valore dato alla cultura e alla formazione, la passione sociale,la capacità di mediazione : con i ragazzi, con chi la pensa diversamente, con chi ti snobba, e persino con chi ti vuole morto… ha suscitato in noi grande entusiasmo.
Infatti don Pino non amava essere considerato un eroe, perché tale non si sentiva, né tanto meno si atteggiava ad esserlo .
“3p”, era un prete di periferia, la cui popolarità non andava oltre il suo quartiere e forse,proprio per questo,la sua uccisione ha scoperchiato un vaso di Pandora: una piccola formica laboriosa, che, per i suoi piccoli, stana un nido di vespe, provocandosene la sanguinosa ritorsione . Agiva senza tenere in considerazione la presenza opprimente della mafia, semplicemente non ne riconosceva il potere” e persuadeva la gente a fare lo stesso, a riprendersi la propria libertà. Invitava al dialogo persino i mafiosi dall’ altare :<< Perché non volete che i vostri bambini vengano da me? Parliamone, discutiamone…>>.
Per le vespe questo era inaudito, la piccola formica dalle orecchie a sventola doveva morire.

Pino Puglisi (15 settembre 1937 Palermo – 15 Settembre 1993 Palermo) Nasce nella borgata palermitana di Brancaccio, figlio di un calzolaio e di una sarta. Entra nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e il 2 luglio 1960 viene ordinato sacerdote.

Come sua prima nomina, ha quella di vicario presso la parrocchia del SS.mo Salvatore, e di rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. Nel 1967 è nominato cappellano presso l’ “ Istituto per orfani di lavoratori Roosevelt e vicario presso la parrocchia Maria SS.ma Assunta della stazione balneare di Mondello, interessandosi dei giovani e delle problematiche sociali dei quartieri emarginati della città. Segue i lavori del Concilio Vaticano II, con particolare attenzione al rinnovamento della liturgia, al ruolo dei laici, ai valori dell’ecumenismo e delle chiese locali.
pino puglisi

Il 1° ottobre è nominato parroco presso Godrano, piccolo paese in provincia di Palermo, dove imperversa una sanguinosa faida, e ci resta fino al 31 luglio 1978. Durante gli anni Settanta partecipa in città alle attività in favore dei poveri nella zona dello “Scaricatore”. Ritorna a Palermo e inizia ad insegnare matematica poi religione in varie scuole, tra le quali il liceo classico Vittorio Emanuele II, dove manterrà la cattedra fino alla morte, e diventa prorettore del seminario minore. Il 24 novembre è nominato direttore del Centro diocesano vocazioni, responsabile regionale e membro del consiglio nazionale. Dal 23 aprile 1989 svolge il ruolo di consigliere spirituale presso la Casa Madonna dell’ accoglienza dell’ Opera pia Ruffini in favore di ragazze madri in difficoltà. Il 29 settembre 1990 è nominato parroco della chiesa di San Gaetano, a Brancaccio, e nel 1992 viene nominato direttore spirituale del seminario di Palermo. Inaugura il 29 gennaio 1993 il “centro di accoglienza Padre Nostro”, punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere; la sua attenzione si rivolge al recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, riaffermando nel quartiere una cultura della legalità: organizza manifestazioni nel quartiere per gli anniversari delle uccisioni dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Il 15 settembre, giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno, viene assassinato di sera sotto il portone di casacon un colpo di pistola alla nuca.

La sua attività pastorale, come ricostruito dalle inchieste giudiziarie, ha costituito il movente dell’omicidio, i cui esecutori e mandanti sono stati arrestati e condannati. Nel ricordo del suo impegno, innumerevoli sono le scuole, i centri sociali, le strutture sportive, le strada e le piazze a lui intitolate a Palermo e in tutta la Sicilia. Dal 94, il 15 settembre è fissato come giorno di apertura dell’ anno pastorale della diocesi di Palermo e l’ omicidio viene ricordato con una serie di manifestazioni. Viene ricordato da Giovanni Paolo II, in visita a Catania e a Siracusa, lo ricorda come << coraggioso testimone del Vangelo>>.Il 19 giugno 1997 viene arrestato Salvatore Grigoli, dopo un lungo periodo di latitanza, che confessa di essere l’ esecutore dell’omicidio. Grigoli, trentadue anni all’ epoca del delitto, era uno dei killer di spicco della cosca di Brancaccio; il giorno in cui ammazzò padre Puglisi, non pensava di commettere un omicidio, l’ ordine infatti era quello di pedinare e studiare le abitudini del sacerdote. Qualcosa cambiò:

Ci fecero sapere che l’ omicidio non doveva apparire un delitto di mafia bensì come l’ opera di un tossicodipendente o di un rapinatore. Per tale motivo fu utilizzata una pistola di piccolo calibro e al sacerdote fu sottratto il borsello. In quattro cominciammo a seguire i movimenti del sacerdote. Quella sera non eravamo andati per uccidere ma si stava vedendo di conoscerne gli spostamenti. Lo incontrammo in una cabina telefonica nei pressi della chiesa di San Gaetano. Si pensò allora di attuare subito il delitto. Andammo a prendere l’ arma, si trattava di una 7,65 munita di silenziatore. Quindi andammo a ricercarlo ma alla cabina non c’era più. Decidemmo di attenderlo sotto casa. Lui arrivò. E io e Gaspare Spatuzza siamo scesi dalle auto mentre gli altri due aspettavano. Il padre si stava accingendo ad aprire il portoncino di casa. Aveva il borsello nelle mani. Fu una questione di pochi secondi: io ebbi il tempo di notare che lo Spatuzza si avvicinò, gli mise la mano nella mano per prendergli il borsello. E gli disse piano: << Padre, questa è una rapina>>. Lui si girò, lo guardò, sorrise – una cosa questa che non posso dimenticare, che non ci ho dormito la notte – e disse:<< Me l’ aspettavo>>. Non si era accorto di me , che ero alle sue spalle. Io allora gli sparai un colpo alla nuca. ( Prima <<dichiarazione spontanea>> di Salvatore Grigoli, messa a verbale il 7 luglio 97 nell’ aula del processo e poi messa a verbale in altre udienze).

Il 15 settembre 1999 viene riconosciuto il martirio dal Tribunale ecclesiastico diocesano. Il 7 maggio 2000 è commemorato a Roma, durante una cerimonia del giubileo tra i <<testimoni della fede – martiri del Novecento>>. A fine anno si conclude a Palermo la fase diocesana della causa. Tutte le testimonianze e scritti vengono mandati in Vaticano alla Congregazione per le cause dei Santi.

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