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GRUPPO3P, in primo piano: Paolo Borsellino

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Posted by Leonardo 3P | Posted in Dal Gruppo | Posted on 20-04-2009

Paolo Emanuele Borsellino (Palermo, 19 gennaio 194019 luglio 1992) fu un magistrato italiano, vittima di mafia.

Nasce in un quartiere povero, La Kalsa, dove vivono tra gli altri Giovanni Falcone e Tommaso Buscetta. Paolo Borsellino

Dopo aver frequentato le scuole dell’obbligo si iscrive al liceo classico “Meli”. Durante questi anni diventa direttore del giornale studentesco L’ “Agorà”. Nel 1958 si diploma con ottimi voti nello stesso anno Paolo si iscrive a Giurisprudenza a Palermo. Dopo una rissa tra studenti “neri” e “rossi” finisce erroneamente di fronte al magistrato Cesare Terranova a cui dichiara la propria estraneità ai fatti. Il giudice sentenzierà che Borsellino non c’entra nulla con l’episodio.

Paolo Borsellino, proveniente da una famiglia di simpatie di destra, nel 1959 si iscrisse al FUAN, acronimo di Fronte Universitario di Azione Nazionale (organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, di cui rappresentava il ramo studentesco-universitario). Membro dell’esecutivo provinciale viene eletto come rappresentante studentesco nella lista del FUAN “Fanalino” di Palermo.

All’età di 22 anni Borsellino si laurea con 110 e lode. Il titolo della tesi di laurea fu “Il fine dell’azione delittuosa” con relatore il professor Giovanni Musotto.

Il 23 dicembre 1968 si celebrarono le nozze tra Paolo e Agnese Piraino Leto figlia di un noto magistrato presidente del tribunale di Palermo.

Nel 1963 Borsellino partecipa con successo al concorso per entrare in magistratura.

Nel 1967 diventa pretore a Mazara del Vallo. Nel 1969 è pretore a Monreale, dove lavora insieme ad Emanuele Basile. Proprio qui avrà modo di conoscere per la prima volta la mafia sanguinaria, quella dei corleonesi.

Nel 1975 viene trasferito a Palermo ed entra nell’ufficio istruzione affari penali sotto la guida di Rocco Chinnici.

Nel 1980 egli vede l’arresto dei primi sei mafiosi grazie all’indagine da lui condotta insieme a Basile, ma nello stesso anno arriva la morte del collega e la scorta per la famiglia Borsellino.

In quell’anno viene costituito il pool antimafia, dove lavorano, sotto la guida di Chinnici, tre magistrati (Falcone, Borsellino e Barrillà) e due commissari (Cassarà e Montana). Tutti i componenti del pool chiedono espressamente l’intervento dello Stato, che non arriva.

Il 29 luglio 1983 viene ucciso Rocco Chinnici nell’esplosione di un’autobomba e pochi giorni dopo arriva da Firenze Antonino Caponnetto. Il pool vuole una mobilitazione generale contro la mafia. Nel 1984 viene arrestato Vito Ciancimino, mentre Tommaso Buscetta , arrestato a San Paolo del Brasile ed estradato in Italia, inizia a collaborare con la giustizia.

Buscetta descrive una mafia di cui fino ad allora si sapeva poco o nulla e la descrive in maniera molto dettagliata. Nel 1985 però vengono uccisi da Cosa Nostra, a pochi giorni l’uno dall’altro, i commissari Giuseppe Montana e Ninni Cassarà. Falcone e Borsellino vengono trasferiti nella foresteria del carcere dell’Asinara, dove iniziano a scrivere l’istruttoria per il maxiprocesso.

Si seppe in seguito che l’amministrazione penitenziaria richiese ai due magistrati il rimborso spese ed un indennizzo per il soggiorno trascorsovi.

Il 19 dicembre 1986 Borsellino viene nominato Procuratore della Repubblica di Marsala. Nel 1987 Caponnetto lascia il pool per motivi di salute e tutti, Borsellino compreso, si aspettano la nomina di Falcone, ma il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) non la vede nella stessa maniera e nasce la paura di vedere il pool sciolto.

Borsellino parla dovunque e racconta quel che accade alla procura di Palermo: per questo motivo rischia il provvedimento disciplinare e solo grazie all’intervento del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga si decide di indagare su ciò che succede nel palazzo di Giustizia.

Il 31 luglio il CSM convoca Borsellino che rinnova accuse e perplessità. Il 14 settembre Antonino Meli diventa per anzianità il capo del pool; Borsellino torna a Marsala, dove riprende a lavorare alacremente insieme a giovani magistrati, alcuni di prima nomina. Inizia in quei giorni il dibattito per la costituzione di una Superprocura e su chi porne a capo. Falcone va a Roma per prendere il comando della direzione affari penali e preme per l’istituzione della Superprocura.

Con Falcone a Roma, Borsellino chiede il trasferimento alla Procura di Palermo e l’11 dicembre 1991 Paolo Borsellino, insieme al sostituto Antonio Ingroia, torna operativo alla Procura di Palermo, come Procuratore aggiunto.

Il 23 maggio 1992 nell’attentato di Capaci perdono la vita Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco di Cillo. Due mesi prima della sua morte, Paolo Borsellino rilascia un’intervista ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi. L’intervista mandata in onda da RaiNews 24 nel 2000 è di trenta minuti, quella originale era invece di cinquanta minuti. In questa sua ultima intervista Paolo Borsellino parla anche dei legami tra la mafia e l’ambiente industriale milanese e del Nord Italia in generale, facendo riferimento, tra gli altri, a Marcello Dell’Utri, Vittorio Mangano e Silvio Berlusconi. Paolo Borsellino

Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato con la famiglia, Paolo Borsellino si reca insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove vive sua madre.

Una Fiat Panda, anche se inspiegabilmente si diffuse l’erronea convinzione che fosse una Fiat 126, parcheggiata nei pressi dell’abitazione della madre con circa 100 kg di tritolo a bordo esplode, uccidendo oltre a Paolo Borsellino anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi (prima donna della Polizia di Stato caduta in servizio), Agostino , Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. L’unico sopravvissuto è Antonino Vullo.

Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivista MicroMega, Borsellino parlò della sua condizione di “condannato a morte”.

Sapeva di essere nel mirino di Cosa Nostra e sapeva che difficilmente la mafia si lascia scappare le sue vittime designate.

Borsellino, in vita, rilasciò interviste e partecipò a numerosi convegni per denunciare l’isolamento dei giudici e l’incapacità o la mancata volontà da parte della politica di dare risposte serie e convinte alla lotta alla criminalità. In una di queste Borsellino descrive le ragioni che hanno portato all’omicidio del giudice Rosario Livatino e prefigura la fine (che poi egli stesso farà) che ogni giudice “sovraesposto” è destinato a fare [1].

La figura di Paolo Borsellino, come quella di Giovanni Falcone, ha lasciato un grande esempio nella società civile e nelle istituzioni.

Alla sua memoria sono state intitolate numerose scuole e associazioni, nonché l’aeroporto internazionale di Punta Raisi (Palermo) e un’aula della facoltà di Giurisprudenza all’Università di Roma La Sapienza.

Anche il cinema e la televisione hanno onorato la memoria di Borsellino, ben 5 fino ad oggi sono state le pellicole dedicate, in tutto o in parte, alla vita del magistrato palermitano.

Bibliografia:

* Umberto Lucentini “Paolo Borsellino” Edizioni San Paolo 2003

* Rita Borsellino Giustizia e Verità. Gli scritti inediti di Paolo Borsellino, Ed. Associazione Culturale Falcone e Borsellino, 2003

* Rita Borsellino, Il sorriso di Paolo, EdiArgo, Ragusa 2005

* Umberto Lucentini, Paolo Borsellino. Il valore di una vita, Mondadori, 1994

* Giammaria Monti, Falcone e Borsellino: la calunnia il tradimento la tragedia, Editori Riuniti, 1996

* Leone Zingales, Paolo Borsellino – una vita contro la mafia, Limina, 2005

* Rita Borsellino, Fare memoria per non dimenticare e capire, Maria Pacini Fazzi Editore, 2002

* Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco, L’agenda rossa di Paolo Borsellino, Chiarelettere, 2007

Onorificenze:

MEDAGLIA AL VALOR CIVILE

«Procuratore Aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo, esercitava la propria missione con profondo impegno e grande coraggio, dedicando ogni sua energia a respingere con rigorosa coerenza la proterva sfida lanciata dalle organizzazioni mafiose allo Stato democratico. Nonostante le continue e gravi minacce, proseguiva con zelo ed eroica determinazione il suo duro lavoro di investigatore, ma veniva barbaramente trucidato in un vile agguato, tesogli con efferata ferocia, sacrificando la propria esistenza, vissuta al servizio dei più alti ideali di giustizia e delle Istituzioni.»


Palermo, 19 luglio 1992

Citazioni:

« L’equivoco su cui spesso si gioca è questo: si dice quel politico era vicino ad un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto. E NO! questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria che mi consente di dire quest’uomo è mafioso. Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati. »

(Paolo Borsellino, Istituto Tecnico Professionale di Bassano del Grappa 26/01/1989)

« La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. »

(Paolo Borsellino)

« Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe »

(Lenzuolo stampato commemorativo, Palermo 1993)

« Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola. »

(Paolo Borsellino)

Collegamenti esterni :

La denuncia politica di Borsellino

Incontro con gli studenti di Bassano del Grappa

Sito del libro Falcone Borsellino, misteri di stato

ultima intervista ufficiale a Paolo Borsellino:

rilasciata da Paolo Borsellino ai giornalisti Jean Pierre Moscardo e Fabrizio Calvi il 19 maggio 1992, due mesi prima della sua morte.L’intervista mandata in onda da RaiNews 24 nel 2000 è di trenta minuti, mentre l’intervista originale era di cinquanta minuti. In questa sua ultima intervista Paolo Borsellino parla anche dei legami tra la mafia e l’ambiente industriale milanese e del Nord Italia, facendo riferimento, tra gli altri, a Marcello Dell’Utri, Vittorio Mangano e Silvio Berlusconi.

Fondazione Progetto Legalità Onlus in memori di Borsellino e delle altre vittime della mafia

Paolo Borsellino: La Storia Siamo Noi- RAIEDU

Fonti:Wikipedia

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