Posted by Leonardo 3P | Posted in Dal Gruppo | Posted on 29-04-2009
Ecco il rapporto eseguito dall’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto in merito al convegno tenutosi il 20 Apriole scorso a Civitavecchia -> RAPPORTO
Ecco il rapporto eseguito dall’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto in merito al convegno tenutosi il 20 Apriole scorso a Civitavecchia -> RAPPORTO
L’uomo, che era subentrato a Giuseppe Setola dopo l’arresto di quest’ultimo quale massimo referente del clan, è stato intercettato mentre trasferiva gli ordini ricevuti dal fratello detenuto con il regime del 41 bis, durante i colloqui in carcere agli affiliati ancora presenti sul territorio. La famiglia Bidognetti era venuta alla ribalta nei mesi scorsi a causa degli omicidi di pura marca stragista perpetrati in agro versano da Giuseppe Setola. Michele Bidognetti è ritenuto dagli investigatori amministratore delle notevoli disponibilità economiche del clan e “porta ordini”, per conto del fratello Francesco
L’arresto è stato eseguito questa mattina dal Centro Operativo Dia di Napoli nell’ambito dell’operazione ‘Principe’ e su ordinanza della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.
La Dia ha inoltre sequestrati beni per un valore superiore ai 5 milioni di euro. Tra i beni sequestrati, molti dei quali intestati a persone ritenute vicine al clan in qualità di prestanome, vi sono aziende agricole, molti appezzamenti di terreni, numerosi appartamenti e ville, ritenute acquisite attraverso il controllo delle attività economiche anche attraverso la gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali.
Sequestrata anche la villa di Assunta D’Agostino, del valore di circa 350mila euro. La donna è la convivente del collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti, (alias ‘Bruttaccione’, cugino del boss Francesco), nei mesi scorsi è al centro di una vicenda estorsiva legata proprio alla villa acquistata da Domenico con i proventi delle estorsioni del clan dei Casalesi. Proprio quella villa voleva accaparrarsela Giuseppe Setola (arrestato a gennaio dello scorso anno dai carabinieri) in quanto non sopportava che una proprietà della cosca potesse restare nella disponibilità di un pentito. Alla D’Agostino, quindi, fu imposto di rivendere la villa al prezzo irrisorio di 30mila euro.
Fonti: Antimafia2000, Adnkronos
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Il tribunale di sorveglianza di Palermo ha infatti concesso l’affidamento in prova ai servizi sociali al pentito Stefano Bommarito, originario di San Giuseppe Jato, lo stesso paese del palermitano di cui è originario l’altro ex boss e collaboratore di giustizia Giovanni Brusca. Bommarito, che fu il carceriere del bambino, esce così dal carcere, nel quale, da quando ha deciso di parlare con i magistrati, è rimasto poco tempo. Lo rende noto Giornale di Sicilia. Di Matteo, venne sequestrato e poi assassinato e sciolto nell’acido per ordine dello stesso Brusca. Gli altri esecutori della sentenza sono in detenzione domiciliare. Si tratta di Enzo Salvatore Brusca e Giuseppe Monticciolo, o in carcere, come Vincenzo Chiodo, arrestato nei mesi scorsi su ordine della Corte di Cassazione. In carcere è anche il mandante, Giovanni Brusca. Bommarito, figlio del boss Bernardo, nel processo Di Matteo era stato condannato a venti anni di reclusione, grazie agli sconti di pena previsti per i collaboratori di giustizia. Era stato poi riconosciuto colpevole per gli omicidio di un imprenditore di Monreale che non aveva voluto pagare il pizzo, Vincenzo Miceli, ucciso il 23 gennaio 1990 e per i delitti di persone ritenute vicine all’ex pentito Balduccio Di Maggio.
Fonti: Antimafia2000, ANSA