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Il vertice sulle verità del pentito Spatuzza; la Bocassini nel ‘94 chiese accertamenti sull’omicidio Borsellino.

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Posted by Leonardo 3P | Posted in Dal Mondo | Posted on 23-04-2009

«SPATUZZA VA PROTETTO: E’ ATTENDIBILE»

ROMA — A rompere gli indugi è stata la Procura di Firenze. Per l’ufficio giudiziario titolare delle inchieste sulle stragi e i progetti dinamitardi della mafia sul continente l’ex boss di Cosa Nostra Gaspare Spatuzza, «dichiarante» già da qualche mese, è un collaboratore di giustizia attendibile e utile alle indagini. Dunque proporrà per lui il programma di protezione, riservato ai pentiti considerati affidabili. La decisione è stata comunicata ieri nella riunione svoltasi nella sede della Direzione nazionale antimafia tra gli inquirenti interessati dalle nuove rivelazioni (quelli di Palermo, Caltanissetta, Milano, Roma e Reggio Calabria, oltre che di Firenze), per confrontare i diversi giudizi su quello che sta raccontando l’ex capo del mandamento mafioso palermitano di Brancaccio, già killer di fiducia dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano.

Le novità più dirompenti introdotte da Spatuzza riguardano la strage di via D’Amelio del 19 luglio ‘92, in cui morirono il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta: Spatuzza smentisce le dichiarazioni di un altro pentito, Vincenzo Scarantino, sulle quali si sono fondate diverse condanne all’ergastolo, tra cui quella del capomafia Pietro Aglieri. Per questo c’era chi, soprattutto tra Palermo e Caltanissetta, era più cauto nell’attribuire la patente di attendibilità al nuovo collaboratore, ma ora sono arrivati i riscontri e le valutazioni di altri magistrati. Fra questi il sostituto procuratore di Milano Ilda Boccassini, presente alla riunione di ieri per via di uno stralcio d’indagine sull’attentato di via Palestro del 27 luglio ‘93, 5 morti e 12 feriti. Quello della Boccassini è un ritorno alle indagini sulle stragi di mafia, poiché tra il ‘92 e il ‘94 fu applicata alla Procura di Caltanissetta per fare luce sugli eccidi di Capaci (dove morirono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca e tre agenti di scorta) e via D’Amelio. Con la prima inchiesta giunse all’individuazione degli esecutori materiali e dei mandanti mafiosi, mentre la seconda dovette abbandonarla al termine del periodo di applicazione nell’ufficio nisseno. Ma prima di andarsene, il pubblico ministero sbarcato da Milano lasciò una relazione che riletta oggi suona quasi profetica rispetto a ciò che sta emergendo dalle rivelazioni di Spatuzza.
Nell’ottobre 1994 la Boccassini, insieme all’altro pm Roberto Saieva, lasciò scritto ai colleghi che il pentito Scarantino era sostanzialmente inattendibile, e che bisognava svolgere ulteriori e urgenti accertamenti per metterlo alle strette e smascherare le sue eventuali manovre intorno alla strage di via D’Amelio; lo stesso Scarantino oggi contraddetto da Spatuzza. La relazione ripercorre le accuse mosse dal pentito nei confronti di alcuni mafiosi poi divenuti a loro volta collaboratori, non verificate oppure risultate false dopo i riscontri, e conclude: «L’inattendibilità delle dichiarazioni rese da Scarantino (su quei singoli mafiosi, ndr) suggerisce di riconsiderare il tema dell’attendibilità generale di tale collaboratore, anche perché lo stesso ha, recentemente modificato la propria posizione in ordine ad una circostanza che assume estremo rilievo». È la vicenda del furto della Fiat 126, successivamente imbottita di esplosivo, di cui oggi si autoaccusa proprio Spatuzza. Boccassini e Saieva consigliavano nuove verifiche su quel pentito traballante, e scrivevano: «Rinviare il compimento dei necessari atti d’investigazione potrebbe avere come effetto di lasciare allo Scarantino una via aperta verso nuove piroettanti rivisitazioni dei fatti». È ciò che s’è puntualmente verificato, tra ritrattazioni e conferme, anche se alla fine le sentenze hanno dato credito alle dichiarazioni di Scarantino. Oggi un nuovo pentito lo smentisce, e potrebbe aprire scenari diversi non solo sulla strage che fece saltare in aria Borsellino ma anche su altri importanti fatti di mafia.

Fonti: articolo di Giovanni Bianconi per “Il Corriere della Sera.it”

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39 arresti nel Nord per affiliati alla ‘Ndrangheta

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Posted by Leonardo 3P | Posted in Dal Mondo | Posted on 23-04-2009

MILANO - Un’operazione contro la ‘ndrangheta in
Lombardia ha portato all’arresto di 39 persone. I carabinieri del comando provinciale di Varese, con il supporto di militari del 3° btg. Lombardia, di cani e velivoli del nucleo elicotteri di Orio al Serio, in provincia di Bergamo, stanno eseguendo una vasta operazione nei confronti di un gruppo criminale di stampo mafioso riconducibile alla ‘ndrangheta, affiliato alla cosca Farao-Marincola della provincia di Crotone, che opera nelle province di Varese e Milano e in particolare nelle zone di Lonate Pozzolo, Busto Arsizio, Gallarate, Malpensa e Legnano.

Trentanove arresti sono stati compiuti su tutto il territorio nazionale e in particolare nelle province di Varese, Crotone, Milano, Novara, Lodi, Forlì, Cesena, Roma, Caserta, Potenza e Aosta.

Le indagini dei carabinieri di Varese, iniziate nel 2005, hanno sgominato un’associazione per delinquere di stampo mafioso chiamata “Locale di Legnano-Lonate Pozzolo” che, con i classici metodi di intimidazione mafiosa arrivando anche a compiere “gravi delitti contro la persona”, controllava varie attività criminose nelle province di Varese e Milano e condizionava imprenditori acquisendo direttamente o indirettamente la gestione di attività economiche nei settori del commercio, dell’edilizia e del mercato immobiliare.

Tra le accuse, un tentato omicidio, numerose estorsioni a locali pubblici, commercianti e imprese di Varese e Legnano, rapine, usura, incendi, traffico di armi e di esplosivi, riciclaggio, finalizzati all’accumulo di capitali destinati ad essere riciclati in Italia e all’estero.

Ulteriori dettagli dell’operazione ancora in corso saranno forniti nel corso della conferenza stampa che si terra’ questa mattina a Milano presso la sala stampa del Comando Regione Carabinieri.

Fonti: La repubblica.it, L’Espresso

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