Posted by Leonardo 3P | Posted in Dal Gruppo, Dal Mondo | Posted on 31-03-2009
Come più volte abbiamo ripetuto in queste pagine, il nostro compito, oserei dire Dovere, è quello di parlare di mafia, o ancor meglio di Antimafia e del modo di farla. Abbiamo sempre messo in primo piano la Cultura, e di fatti è questo il nodo centrale del nostro operare.
Siamo convinti, come abbiamo avuto modo di sostenere e dibattere nel nostro primo incontro pubblico tenutosi nella biblioteca comunale di Acquasparta (TR-Umbria), che combattere le mafie con la Cultura sia il modo migliore per farlo, poichè la Cultura è l’unico mezzo che abbiamo in possesso per rigenerare le menti assuefatte dal “nulla”; l’unico mezzo che abbiamo in dotazione per poter creare, rinnovare e sostenere la Libertà.
Sembrerà fuori luogo, ma proprio oggi il Presidente della Camera, Gianfranco Fini ha detto una verità sacrosanta, cioè che la mafia è dittatura! e noi a tutto ciò non possiamo sottostare. Quanti mezzi abbiamo e potremmo avere per “fare” Cultura? Tanti!
Uno di questi, forse il più rilevante (per possibilità di raggiungere il più vasto numero di persone) è proprio la TV; pensate che proprio essa, per anni, ha insegnato agli italiani a leggere e scrivere. Oggi pare che la televisione non sappia più offrire nulla: paghiamo un canone che, spesso, invece d’offrire un servizio ci offre un disservizio (senza parlare poi delle reti private).
Pensiamo quanto bene potremmo trarre da programmi seri, che ci facciano sorridere ma allo stesso tempo ci formino. Qualcuno pare abbia l’interesse a farci sembrare una massa di “pecoroni” senza cervello, che alienati dalla quotidianità hanno invece bisogno di svagarsi con programmi, delle volte, al limite del demenziale. Il problema non è se questi ultimi debbano esistere o meno, ma se questi debbano predominare in assoluto sugli altri. Voi non siete di certo qui per leggere un pezzo sulla televisione, ed io non ho certo la pretesa d’offrirvi una cosa simile, ma voglio continuare a parlare della relazione che intercorre tra TV – Cultura e Antimafia.
Alcune sere orsono, uno dei programmi, a parer mio intelligenti, che ancora rimangono in questo nostro amato Paese, Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio su Rai Tre ha dedicato l’intera puntata a Roberto Saviano, ma non solo; erano presenti altri due ospiti che ora non cito poiché li ritroveremo in seguito nell’articolo di “Natalia Aspesi”. È stata una sorpresa anche per me la mattina appena uscito di casa poter apprendere che l’Italia s’è desta. Speriamo continui a farlo.
A tal proposito voglio proporvi due articoli usciti su Repubblica il 27 marzo. Naturalmente vi propongo solo uno stralcio. Così scrive N. Aspesi:
Se chiami insieme in una trasmissione Paul Auster e David Grossman, e in mezzo ci metti Roberto Saviano, e tutti e tre si mettono a parlare non solo di Gomorra, ma anche di letteratura, di cosa vuol dire scrivere, di come scrivere influenzi la vita; e questa pacata, semplice, calda stravaganza durata più di tre ore supera lo share di altre reti più popolari con i loro film, uno addirittura con il superdivo Bonolis, vuole dire che qualcosa in televisione non funziona. Che l’ eterno sistema scricchiola; che la legge del banale e del volgare non è granitica; che esiste un pubblico tipo uomo mascherato o fantasma dell’ opera o bassifondi di Parigi, che se non gli dai solo isole con famosi sconosciuti e sanremi con ex gay lagnosi, esce da caverne, foreste, meandri, catacombe, e fa una cosa solitamente aborrita: accende la televisione e si guarda un programma magari intero, senza spegnerla bofonchiando parolacce. Certo che si tratta di un colpo basso, fastidioso, dato da quella RaiTre che è delegata a soddisfare senza danni le smanie di una esigua audience, composta da professorini pallidi e precari e da signore senza tacchi (e senza tette, ovvio!) come immaginano i trionfanti responsabili dei ricchi programmoni in cui tette e litigi «la fanno da padrone» (come dicono gli stessi presentatori nel loro strano italiano). La terza rete pubblica destinata a stare nel suo angolino tenebroso, cui il ministro dei Beni culturali Bondi vorrebbe togliere la pubblicità e avvolgerla in ragnatele, si è comportata malissimo: ha battuto le altre con mezzi impropri, antitelevisivi, cioè con quella cosa pericolosa che solo a nominarla fa incanutire i dirigenti Rai anche plurilaureati, che si chiama cultura. Oppure intelligenza. Oppure proposta di pensiero, di riflessione, di idee. Se poi il famoso share resta basso, ma potrebbe riservare sorprese, si chiudano, come si è fatto con i flop horror: ma forse, abituati a programmare porcherie, non ci sono più teste in grado di inventarne di semplicemente interessanti… .1
Leandro Palestini, così commenta nel suo articolo:
Il telespettatore è più maturo di quello che pensano i signori dei palinsesti. L’utente in prima serata sceglie ormai il programma impegnato anziché il film hollywoodiano o lo show scacciapensieri. Mercoledì lo speciale “che tempo che fa”, dedicato a Roberto Saviano, in compagnia di due grandi scrittori come Paul Auster e David Grossman (con la comicità di Antonio Albanese) ha fatto il pieno di ascolti: 4milioni 561 mila spettatori… .2
Cari amici, cari lettori…credo che il discorso sia chiaro, soprattutto dopo aver letto questi frammenti di Repubblica. Non se ne voglia nessuno per i riferimenti, noi della redazione non badiamo, in questo contesto, alla provenienza del materiale poiché lo giudichiamo solo in base alla veridicità dei fatti e alla condivisibilità dei contenuti alla luce dello Statuto del nostro gruppo.
La Cultura va oltre ogni limite umano, la cultura crea ponti, la cultura è l’unico mezzo che ci resta per andare oltre il telecomando, cioè oltre quello che spesso vogliono farci “bere”. La Cultura è l’unica arma che realmente temono i mafiosi, i camorristi, ‘ndranghetisti etc! Certo qualcuno potrà obiettare che le parole non servono, che occorrono i fatti! Si, può essere pur vero, ma cosa risolviamo se non formiamo le menti e le coscienze delle persone? Dop Pino Puglisi venne ucciso non perchè parlava troppo, ma perchè aveva tolto dalla strada molti bambini per dargli una cosa fondamentale: l’ Istruzione, la Cultura.
E se offri cultura ad un bambino, ad un ragazzo… ai mafiosi cosa resta???
N.B.: per il testo integrale degli articoli consultare Repubblica . L’immagine è tratta dal quotidiano stesso.






